Alla fine ne resterà solo uno. Perché, come confida l'uomo macchina del Pd, Nico Stumpo, "fino a quando la strada è larga tutti giocano, quando si restringe c'è spazio per uno solo o per una". Al momento la strada sembra essere ancora larga, ma molto presto potrebbe restringersi. E se le primarie non sembrano decollare, far partire il processo significherebbe alimentare le tensioni e le distanze. Ci vorrebbe poi una fase di decantazione per eliminare le tensioni accumulate e per far rientrare gli scontri tra i vari candidati. E ancora: si dovrebbe far digerire il vincitore ai partiti che ne sono usciti sconfitti. Non a caso ai piani alti del Nazareno si pongono sempre questa domanda: "Se Elly dovesse vincere le primarie, i Cinquestelle la voterebbero alle secondarie?".
Ecco perché ad oggi l'ipotesi primarie è stata accantonata. E sarà definitivamente accantonata visto che prende quota l'idea "Elly for president". Anche perché la nuova legge elettorale impone l'indicazione del candidato premier. E allora dei due leader ne rimarrà solo uno. Ed è stato notato nelle ultime ore che Schlein è stata vista più sciolta, più sicura di sé, più in palla. Pronta alla lunghissima campagna elettorale contro Giorgia Meloni. Se si dovesse votare ad aprile - come diffonde Radio Montecitorio - saranno nove lunghi mesi di scontro pre elettorale. E se si dovesse andare ancora più là, a scadenza naturale, sarebbe di fatto un anno di campagna elettorale.
Schlein punta tutto sulla polarizzazione: donna contro donna. Ed è già questo un elemento a suo favore nella sfida interna con Conte. Che la segretaria dem voglia puntare sul duello rosa si è compreso nella giornata di ieri in occasione delle dichiarazioni finali allo Stabilicum. In quell'istante - non certo casualmente - Schlein si è rivolta direttamente alla presidente del Consiglio: "È lei che ha tradito la fiducia degli italiani. Volete cambiare la legge elettorale perché avete paura di perdere. Chi ha tradito? Questa è l'unica ossessione, non gli oltre mille morti sul lavoro dell'anno scorso, non la povertà, non le ondate di calore, non le famiglie che non possono permettersi il condizionatore, non i femminicidi. Sono quattro anni che vi facciamo proposte concrete per dire che non basta la repressione, serve la prevenzione. Queste sono le priorità, non cambiare la legge elettorale".
E sono quasi quattro anni che Schlein studia da candidata da premier e non intende accettare che tocchi a un altro sfidare la donna che domina la politica italiana dal 2022, ovvero Giorgia Meloni. Va letto in questa direzione il convegno di martedì pomeriggio in Senato a cui ha preso parte la segretaria del Pd per parlare di Europa e America. L'iniziativa è stata organizzata dal capogruppo del Pd a Palazzo Madama, Francesco Boccia, che ha messo attorno allo stesso tavolo giornalisti, esperti di Stati Uniti e imprenditori, fra cui Brunello Cucinelli.
In quel consesso Schlein ha evidenziato il lavoro che è stato fatto con la rete dei progressisti. Ricordando i viaggi in Canada, il faccia a faccia con Barack Obama. Una rete internazionale che le serve in chiave anti Meloni. Insomma, Elly ci crede e si muove già da candidata premier anche in privato: "Non vedo perché non dovrei essere io" ha confidato ad alcuni fedelissimi.

