Non si vedeva dagli anni Ottanta una situazione tanto fragile per il mercato energetico. L'allarme arriva dall'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, intervenuto ieri davanti alle commissioni Attività produttive della Camera e Industria del Senato: negli ultimi cinque anni si sono concentrati shock che normalmente si distribuiscono nell'arco di decenni, lasciando Europa e Italia esposte a nuove tensioni su gas e petrolio.
«Quello che stiamo vivendo negli ultimi cinque anni è qualcosa che non si è vissuto dagli anni Ottanta», ha spiegato Descalzi, ricordando la sequenza di crisi che ha colpito il settore: prima il Covid, poi la guerra russo-ucraina con il drastico calo delle forniture di gas verso l'Europa, infine le tensioni in Medio Oriente e il blocco dello Stretto di Hormuz.
Secondo il numero uno di Eni, il sistema sta reggendo soltanto grazie alle riserve strategiche. «Sono stati immessi sul mercato circa 400 milioni di barili dei Paesi Ocse, consentendo di mantenere il prezzo tra i 90 e i 100 dollari». Senza questo intervento, l'impatto della crisi sarebbe stato ben più pesante.
La situazione resta fluida. Dopo una temporanea discesa delle quotazioni in seguito all'accordo con l'Iran, il petrolio è tornato a salire. «Dall'11 non è passata più neanche una nave per lo Stretto», ha ricordato Descalzi, sottolineando come gli stretti marittimi siano ormai diventati strumenti di pressione geopolitica destinati a incidere stabilmente sui costi dell'energia.
Ma il vero allarme riguarda il gas. Se oggi gli stoccaggi italiani risultano in linea con quelli dello scorso anno, il nodo arriverà nel 2027. «La coda della guerra Russia-Ucraina porterà a uno stop completo del gas che arriva all'Europa e avremo un problema di supply», ha avvertito l'ad di Eni.
A pesare saranno soprattutto i 36 miliardi di metri cubi che ancora arrivano dalla Russia e che dovranno essere sostituiti attraverso nuove forniture, in particolare dagli Stati Uniti. L'Italia, grazie ai rigassificatori di Snam, dispone di una maggiore flessibilità e oggi presenta livelli di stoccaggio attorno al 71-72%, già contrattati. Tuttavia, il problema potrebbe presto spostarsi dai volumi ai prezzi, con inevitabili ricadute sulle bollette di famiglie e imprese.
Il messaggio lanciato da Descalzi è chiaro: la sicurezza energetica resta una questione strategica. E mentre l'Europa continua a fare i conti con le conseguenze delle guerre ai suoi confini, la stabilità del sistema dipende ancora da gas, riserve strategiche e capacità di garantire approvvigionamenti sicuri in uno scenario internazionale sempre più instabile.

