Anne van Damme è il comandante della missione Sea-Watch al centro delle polemiche di queste ore dopo le immagini esclusive pubblicate da Il Giornale sull’intervento in mare di maggio 2011, quando l’equipaggio della nave ha recuperato i migranti da una barca con a bordo i trafficanti. In Italia è stato indagato per favoreggiamento all’immigrazione clandestina dopo quella missione.
Originario dei Paesi Bassi, lavora in Sea-Watch da 6 anni e quella è stata la sua prima missione come comandante di una nave. È entrato nell’organizzazione tedesca in qualità di ingegnere, per poi diventare marinaio e quindi assumere il comando della nave a maggio. “Purtroppo le indagini significano probabilmente la fine temporanea della mia carriera nel soccorso civile in mare. Nessuno mi ha costretto a farlo, ma ora devo prima occuparmi del procedimento e credo non sia saggio continuare in queste circostanze”, ha dichiarato lo scorso giugno in un’intervista a un quotidiano tedesco, rivelando che, almeno per un po’, non salirà più sulle navi delle Ong. Almeno fino a quando non si chiuderà il procedimento giudiziario che lo vede coinvolto. “Si rischiano fino a 20 anni di carcere e multe che non potrei mai pagare. Indagini del genere non si vedevano da molto tempo, le ultime erano state contro la capitana di Sea-Watch Carola Rackete nel 2019 o l'equipaggio della ‘Iuventa’ nel 2018”, ha detto ancora van Damme citando due dei casi più noti nel nostro Paese.
Rackete venne fermata e arrestata dopo aver speronato una motovedetta della guardia costiera a Lampedusa nel 2013 ma il procedimento giudiziario nei suoi confronti si tradusse in un nulla di fatto, tanto che (anche se per un breve periodo) è stata eletta al Parlamento europeo. Dopo quell’esperienza di Lampedusa ha poi deciso di lasciare il soccorso in mare, dedicandosi principalmente all’ambientalismo, e ha lasciato anche il Parlamento europeo perché non sentiva quell’attività adatta a lei. Il caso Iuventa si è concluso ugualmente con un nulla di fatto, tutti gli indagati sono stati assolti e ora la Ong vorrebbe anche chiedere il risarcimento all’Italia. “Quando gli agenti sono saliti a bordo, pensavo venissero a indagare sull'incidente e a sostenerci. Ma di questo non è importato praticamente a nessuno. Al contrario, sono stato accusato io stesso. Voglio dire, le nostre aspettative non erano particolarmente alte, ma non avrei mai pensato che venissero deluse così. Questo mi fa davvero arrabbiare. L'Ue deve smetterla di finanziare la guardia costiera libica e di fornirle navi”, ha detto ancora nell'intervista van Damem, ora in attesa che si evolva la situazione.