Autori francesi in rivolta contro Bolloré: Grasset nel ciclone

Scritto il 18/04/2026
da Eleonora Barbieri

Han fatto le cose con la consueta grandeur. Ce li immaginiamo, i bisbigli e i darsi di gomito e le valanghe di messaggini che stanno invadendo il Grand Palais, riempiendo l'aria fino alla cima della sua cupola in vetro, a due passi dagli Champs-Élisées, territori di lusso e intellighenzia, che in questi giorni sono ben mescolati al Festival du Livre di Parigi. Fino a domani, 450 espositori, mille e ottocento autori e, soprattutto, una polemica politico/letteraria che è sulla bocca di tutti: 170 firme di Grasset hanno infatti annunciato che non pubblicheranno più una riga con la casa editrice, dopo che lo storico amministratore delegato e direttore editoriale Olivier Nora è stato fatto fuori dalla proprietà, ovvero da Vincent Bolloré, il miliardario che possiede il gruppo Hachette, il colosso dell'editoria francese, di cui Grasset è parte.

"Siamo autori Grasset, abbiamo pubblicato con Grasset oppure abbiamo un libro in uscita con Grasset, ma non firmeremo il nostro prossimo libro con Grasset - protestano i 170, fra cui nomi celebri come Bernard-Henry Lévy, Virginie Despentes, Sorj Chalandon, Frédéric Beigbeder - Rifiutiamo di rimanere ostaggio di una guerra ideologica che mira ad imporre l'autoritarismo ovunque, nella cultura e nei media". La guerra ideologica consiste, secondo le ricostruzioni apparse sui quotidiani francesi, in una serie di attriti fra il conservatore Bolloré e Nora, il quale fin dall'acquisizione di Hachette da parte del magnate si è sentito piuttosto in bilico: "Se vorranno silurarmi, mi silureranno" confidava, sulla scorta di quanto accaduto agli altri vertici del gruppo. I nodi sarebbero venuti al pettine dopo due eventi recenti. Il primo punto di discordia sarebbe stato il passaggio di Boualem Sansal, lo scrittore e intellettuale algerino noto per le sue posizioni anti islamiste e la sua battaglia per la libertà di espressione che lo ha portato in carcere nel suo Paese, dall'editore Gallimard (che nel frattempo gongola, e sostiene pubblicamente Nora) a Grasset: un "nuovo acquisto" molto desiderato da Bolloré ma che avrebbe lasciato assai meno entusiasta Nora; proprio il distacco dell'ex direttore editoriale nei confronti di Sansal avrebbe irritato il padrone di casa, e non si può escludere che le posizioni scomode dell'autore algerino sull'islam abbiano avuto un peso. Non è tutto, perché Nora si sarebbe opposto alla pubblicazione del saggio Rome, objet d'amour di Nicolas Diat, autore passato dalla sinistra mitterandiana al cattolicesimo tradizionalista.

Come ha notato la scrittrice Colombe Schneck, per tradizione "da Grasset c'è gente molto a sinistra, da una parte, e gente molto a destra, dall'altra"; il che ha portato ad altissima tensione e, anche, a un po' di stupore per il "caso", il presunto licenziamento ideologico e i gran rifiuti ai libri "scorretti". Nel frattempo, Nora è stato sostituito da Jean-Christophe Thiery, ceo di Louis Hachette Group e uomo di fiducia di Bolloré. E perfino il presidente Macron, in visita al Grand Palais, ha affrontato la questione: "Esprimere, difendere il pluralismo è molto importante".