Un viaggio alle origini del feroce conflitto che stiamo vivendo oggi e anche un viaggio alle origini di una rivoluzione che gli Occidentali non riuscirono a capire. Il filosofo e storico francese Michel Foucault (1926 - 1984) si recò in Iran nel 1978, poco dopo lo scoppio della sollevazione khomeinista che rovesciò il regime dello Scià, su incarico del Corriere della sera. Portò a termine due soggiorni: dal 16 al 24 settembre e dal 9 al 15 novembre. Il frutto di queste permanenze furono dieci articoli pubblicati, più altri materiali, alcuni dei quali rimasti a lungo inediti in Italia, raccolti
in questo volume dal titolo Dossier Iran (pagg. 208, euro 18,) e pubblicato da Neri Pozza a partire dal 2023.
Dossier è l'incredibile testimonianza di un'esperienza diretta e acerba. In gioco nei reportage sono la modernizzazione e il laicismo del governo di Reza Pahlavi, elogiati, nel 1977, dal presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter, insieme a quello che veniva percepito in Occidente come processo di «democratizzazione» attuato dallo Shah e subito invece dalla popolazione come regime autoritario. In questione sono le cause del dissenso espresso
da quella rivoluzione che è stata in grado di rovesciare il trono iraniano. Foucault vede rinascere in Iran una spiritualità che l'Occidente avrebbe perduto, schiacciato dal retaggio illuminista. Quella spiritualità era ben diversa dalla violenza dei guardiani della rivoluzione che poi si è rivelata essere l'essenza di una nuova tirannia. Ma guardando le rivoluzioni è facile sbagliarsi.