Thomas Tuchel è un tedesco. Qui potrei anche concludere pensieri e parole. L'allenatore della nazionale inglese, dopo il gol di Gordon, ha pensato, e con lui milioni di tifosi, di essere già a New York ed invece si è risvegliato all'aeroporto di Londra. La storia è sempre la stessa, cambiando l'ordine dei fattori in panchina il risultato non cambia. Ma quello che è accaduto ad Atlanta mai si era verificato prima, con Eriksson, con Capello e con Southgate. Sopratutto mai uno di questi illustri selezionatori si sarebbe permesso, nei commenti del dopo partita, di affermare che Bellingham è "bit repulsive" è un "po' repulsivo", perché anche sua madre, la genitrice di Tuchel, guardandolo in tv è presa da scoramento. In un sistema normale, il tedesco sarebbe già stato convocato in sede e rispedito a Krumbach, ridente sito del distretto di Svevia, terra di Baviera.
Ci vuole davvero la testa dura di un figlio di Germania per non comprendere che il futuro del calcio inglese non sarà certamente lui medesimo, Tuchel, ma Jude Bellingham che può avere responsabilità per la prestazione nel secondo tempo della partita contro l'Argentina, ma è rimasto coinvolto e avvelenato dalle scelte parrocchiali dell'allenatore che, preso da paura nonostante il vantaggio, ha tolto Gordon, il ragazzo appena acquistato dal Barcellona, per mandare dentro un tot di difensori, continuando a smaniare a bordo campo, senza avere inteso che quelle scelte erano l'invito alla finale per gli argentini assatanati.
L'abulia generale, da Kane al resto della comitiva, è stata l'annuncio della resa pilotata dal gestore. Tuchel metterà insieme la squadra per l'inutile sfida terzo quarto posto, vediamo se punterà su Bellingham che già gli ha risposto a tono dopo la vittoria sulla Norvegia. Il caso è aperto, nella tribuna di Atlanta l'espressione di Fabio Capello era una lapide scritta in tedesco.