La Camera ha detto no. Con un solo voto di scarto è stata respinta la proposta che avrebbe reintrodotto il voto di preferenza nelle elezioni politiche, mantenendo così il sistema delle liste bloccate. Ma, se si guarda fuori dai palazzi della politica e si ascolta il Paese reale, emerge una fotografia completamente diversa: la maggioranza degli italiani è favorevole al ritorno delle preferenze.
Secondo l'indagine demoscopica realizzata da Noto Sondaggi per Il Giornale, il 63% degli italiani si dichiara favorevole all'introduzione delle preferenze nelle prossime elezioni politiche. Sono numeri che raccontano una distanza significativa tra la decisione assunta dai parlamentari e la volontà dell'opinione pubblica.
Il dato colpisce di più se si considera che il voto di preferenza non rappresenta affatto una novità nel panorama istituzionale italiano. Già oggi gli elettori possono esprimere la propria preferenza nelle elezioni comunali e regionali, scegliendo direttamente i candidati che ritengono più meritevoli.
Gli aspetti più interessanti della rilevazione sono due: la trasversalità del consenso e l'alto gradimento delle preferenze che si registra nel popolo degli astenuti. Se tra gli elettori del centrodestra il 66% si dichiara favorevole alla reintroduzione delle preferenze, bisogna notare che anche tra i votanti del cosiddetto campo largo la maggioranza assoluta degli intervistati, pari al 55%, si dice favorevole. Così anche tra gli elettori dell'area di centro, dove il consenso raggiunge il 63%. Non esiste uno schieramento politico nel quale prevalga la contrarietà.
Non è possibile stabilire con certezza quale sia stato il peso esercitato dalle liste bloccate sulla crescita dell'astensionismo. Sarebbe semplicistico attribuire a un unico fattore una trasformazione così profonda del rapporto tra cittadini e politica. Il dato più significativo riguarda proprio coloro che, alle ultime elezioni politiche, hanno scelto di non recarsi alle urne. Tra gli astenuti il consenso verso il ritorno delle preferenze raggiunge il 68%, la percentuale più elevata registrata dall'indagine. Proprio quella parte del Paese che negli ultimi anni ha smesso di votare sembra chiedere con maggiore forza di poter tornare a scegliere non soltanto il partito, ma anche le persone chiamate a rappresentarlo in Parlamento.
Naturalmente, nessuno può affermare che la semplice introduzione delle preferenze sarebbe sufficiente a invertire il trend dell'astensionismo, il messaggio che arriva da questi cittadini è chiaro: esiste una domanda diffusa di maggiore partecipazione e di un rapporto più diretto tra eletti ed elettori.
Per questo motivo, la bocciatura parlamentare della riforma non sembra poter essere letta soltanto come il risultato di un equilibrio interno alle maggioranze e alle opposizioni. I dati del sondaggio evidenziano una possibile disconnessione tra il Palazzo e il Paese, tra la rappresentanza politica e le aspettative dei cittadini.
In una fase storica nella quale la politica è chiamata a ricostruire il proprio rapporto con gli elettori, il voto sulle preferenze assume un significato che va oltre la semplice modifica della legge elettorale. Da una parte c'è un ramo del Parlamento che ha scelto di mantenere il sistema attuale; dall'altra c'è una maggioranza degli italiani che, indipendentemente dall'appartenenza politica, vorrebbe poter tornare a scegliere i propri rappresentanti.
Quando una richiesta attraversa il centrodestra, il centrosinistra, gli elettori moderati e perfino gli astenuti, la politica dovrebbe almeno interrogarsi sulle ragioni di una distanza sempre più evidente tra le decisioni delle istituzioni e la volontà dei cittadini.
* direttore Noto Sondaggi