Da Moretti al Mottarone: i diversi destini degli ad

Scritto il 17/07/2026
da Luca Fazzo

Le decisioni dei giudici sulle stragi e sul ruolo degli amministratori

"In questo modo il ruolo di amministratore delegato diventa una figura astratta chiamata a rispondere dell'intero sistema aziendale". A sentenza appena letta, i difensori di Giovanni Castellucci, condannato a 12 per il crollo del Ponte Morandi, vanno dritti al cuore del problema. Perché Castellucci il ponte sul Polcevera l'aveva visto solo passandoci in auto. Allo stesso modo in cui Mauro Moretti, amministratore delle Fs, forse alla stazione di Viareggio non era mai sceso. E come Harald Espenhahn, manager della Thyssen, nel reparto di Torino diventato un inferno il 6 dicembre 2007 non aveva messo piede.

Eppure sono in carcere. Moretti dal 26 giugno; Castellucci da prima ancora della condanna per Genova: si è costituito ad aprile 2025, quando è diventata definitiva la condanna per la strage di Acqualonga. Espenhahn è entrato in carcere nel 2023, a 16 anni dal rogo: sconta la pena in patria, e in carcere ci dorme solo. Tutti e tre - ma ce ne sarebbero altri - aprono un tema complesso: fino a che punto i vertici di una grande azienda possono essere chiamati a rispondere di colpe avvenute alla fine di una lunga catena di comando. Una domanda che tragedia per tragedia costringe ad analizzare i meccanismi decisionali interni e il modo in cui ogni manager esercita il suo ruolo. E che ha sullo sfondo ha altri temi. Il principio della responsabilità penale, che deve essere personale, discendere da comportamenti e omissioni concrete e non da "non poteva non sapere". Dall'altra, la necessità che a pagare non siano solo i pesci piccoli, gli ultimi anelli della catena, ma anche chi aveva l'autorità e i mezzi per evitare le tragedie. Senza dimenticare la pressione delle parti civili, dei comitati delle vittime: che portò, all'indomani della prima condanna di Moretti, il suo difensore a parlare di una sentenza che "miseramente su affermazioni di responsabilità motivate in modo apodittico, senza confrontarsi con molti degli elementi difensivi e palesemente decisa per rispondere alle aspettative popolari". D'altronde anche il giudice che avevo assolto Castellucci per la strage di Acqualonga se ne sentì dire di tutti i colori, "schifo, vergogna, esci, ti aspettiamo". In appello arrivò la condanna.

In altri casi, si decide - legittimamente - che il grande capo poteva non sapere. Per la funivia del Mottarone finita nel vuoto nel 2021 non è andato in carcere nessuno. Per i morti d'amianto all'Olivetti di Ivrea è stato assolto Carlo De Benedetti, a Milano i vertici della Pirelli. Tutte storie uguali ma diverse, in cui la giustizia deve farsi largo tra norme e testimonianze contrastanti. "Oggi si ritiene di attribuire una responsabilità penale personale ad un amministratore delegato di una società che altro non ha fatto che affidarsi ai migliori tecnici del settore dell'ingegneria", dicono ieri i legali di Castellucci, ed è un argomento che ricorre spesso: come si può chiedere ad un ad di aziende di migliaia di uomini di controllare personalmente tutto? Dall'altra parte la risposta è netta: è la legge che dice che "la funzione di sicurezza non è delegabile". Ma poi ogni processo ha storia a sé.