Seduto su uno dei divani del Transatlantico di Montecitorio uno dei soldati di Vannacci, Rossano Sasso, congettura sui margini di una possibile alleanza tra la premier e il generale. "Non chiederemo di escludere Forza Italia - spiega - ma è nelle cose. Come fa Enrico Costa ad accettare la re-migrazione!?". Sul divano opposto c'è proprio il capogruppo forzista e vale la pena chiedergli se è d'accordo con la "remigrazione", bandiera della destra estrema tedesca di AfD. "Cosa significa? - risponde con una domanda - se è solo un rimpatrio camuffatovediamo". È anticipo di una trattativa che sarà incentrata più sul lessico che sulla sostanza. Tanto che Fabrizio Sala, forzista lombardo, si rifugia nell'ironia: "Il moderatismo dei partiti di centro oggi si basa sull'elasticità verbale".
Il problema, però, è che Vannacci giocherà al rialzo. "Le famose linee rosse del generale - osserva il luogotenente, Ziello - terranno fuori dall'alleanza i badogliani". Un'espressione tirata fuori dal cassetto del ventennio per indicare forzisti e leghisti che, ad esempio, hanno tradito - a suo avviso - sulle preferenze. Un atteggiamento che alimenta la paura della "sostituzione" tra gli azzurri e cioè il timore che la Meloni, guardando le percentuali, possa alla fine preferire i seguaci del generale.
Diciamo subito che Antonio Tajani una prospettiva del genere la esclude a priori. È un atto di fede. Solo che nessuno sa cosa riserva il domani. Se Vannacci nella primavera prossima viaggerà a doppia cifra nei sondaggi che succederà? In fondo la legge elettorale approvata ieri sembra inventata apposta per lui.
Come il Rosatellum all'epoca fu fatto involontariamente su misura per la Lega, ignorando gli avvertimenti di Gianni Letta, lo Stabilicum sembra pensato inconsapevolmente per aprire la strada a Vannacci. E anche in questa occasione Letta - a quanto raccontano - ha messo sull'avviso i naviganti. Invano. C'è pure chi predica l'introduzione del "ballottaggio" per scongiurare il pericolo, ma inutilmente vista l'idiosincrasia del centrodestra per lo strumento. Così, se non ci saranno cambi di passo, bisogna ragionare sullo Stabilicum. E al netto di ogni ipocrisia in molti pensano che si rivelerà un volano per il generale. Spiega il leghista Candiani in termini brutali: "Senza l'alleanza con Vannacci è un suicidio. Solo che quello o ti manda a sbattere o per l'alleanza vorrà lo scalpo nostro o di Forza Italia. Ci vuole fuori o residuali. Questa legge gli dà uno spazio enorme per trattare". Aggiunge Fornaro, esperto di leggi elettorali del Pd: "Lo Stabilicum esalta l'utilità marginale delle estreme. Chi lo ha pensato immaginava di non avere concorrenti a destra". Ancor più pessimista l'ex-ministro Pd, Guerini: "È un sistema che premia le estreme. I peggiori. Il centrodestra sarà impiccato a Vannacci, noi a Di Battista".
Una simulazione? Il generale ha due opzioni: andare da solo prendendosi i seggi del proporzionale con l'obiettivo, se il campo largo dopo due anni di governo esploderà, di presentarsi al prossimo giro come leader di una destra modello Afd. Oppure si alleerà e, sapendo di essere decisivo, pretenderà molto. "Magari - è un'ipotesi tra il serio e il faceto di Alemanno - Vannacci a Palazzo Chigi e la Meloni al Quirinale".
In una prospettiva del genere Forza Italia e la Lega hanno un ruolo marginale o non lo hanno affatto: basta pensare agli attacchi del generale a Marina Berlusconi. Da qui la paura dei forzisti. "Se Vannacci dovesse crescere - confida l'azzurro Pella - la Meloni potrebbe essere tentata dall'idea di sostituirci". Una paura che aguzza l'ingegno. "Non so se la Meloni sceglierà Vannacci - spiega il ligure Bagnasco - ma noi abbiamo bisogno di un'alternativa per essere forti nel negoziato. Da ultimo segretario della dc ligure ricordo con nostalgia la politica dei due forni. Mentre il lombardo Sorte cita gli insegnamenti del Cav. Forza Italia - spiega - deve essere sempre dentro i giochi. Dobbiamo allargare il nostro campo. Come faccio io a Milano sponsorizzando la candidatura di Cottarelli a sindaco". Calcoli, ambizioni, desideri: nell'emergenza la fantasia va al potere.