"Pronti a chiudere il Mar Rosso". Gli Houthi yemeniti sono a un passo dall'entrare in guerra, dopo che l'Iran ha chiesto loro di prepararsi a bloccare lo Stretto di Bab el-Mandeb se gli Stati Uniti dovessero colpire la rete elettrica iraniana. È quanto riferito a Reuters da due fonti iraniane di alto livello e una fonte regionale. Un concreto pericolo che rischia di esacerbare enormemente la crisi energetica globale innescata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz e sottolinea i rischi esplosivi derivanti da una nuova fase bellica. Se ciò accadesse, sarebbero interrotte simultaneamente le due principali rotte di esportazione del petrolio del Medioriente, aprendo un nuovo fronte sia nella crisi energetica che nel più ampio conflitto tra Iran e Stati Uniti. Una quantità significativa di petrolio del Golfo è stata deviata verso il Mar Rosso attraverso un oleodotto saudita e ora questa via navigabile trasporta circa il 7% delle forniture energetiche globali. Il piano sarebbe già stato discusso ai vertici della leadership iraniana e trasmesso agli Houthi, anche se non è chiaro se la decisione sia stata presa in risposta alla minaccia di Trump di colpire le centrali elettriche iraniane.
Una fonte vicina agli Houthi ha affermato che il gruppo ha completato i preparativi per attaccare le navi mercantili schierando missili e droni vicino allo stretto di Bab el-Mandeb, la porta d'accesso al Mar Rosso, sugli altipiani yemeniti che sovrastano Hodeidah e il Golfo di Aden, e che è in attesa dell'ordine di iniziare. Anche se venisse bombardato il porto di Yanbu, sempre sul Mar Rosso, dove Riad ha deviato il 70% delle sue esportazioni di petrolio, rappresenterebbe un grosso problema per i mercati petroliferi. Durante i raid condotti dagli Houthi nel contesto della guerra a Gaza, molte compagnie di navigazione erano già state costrette a deviare le proprie rotte attorno al Capo di Buona Speranza, con un aumento di tempi e costi di trasporto. Il quadro non è rassicurante. L'Iran considera gli Houthi parte del suo "Asse della Resistenza" regionale, un'alleanza che include anche Hezbollah e gruppi armati sciiti iracheni che si sono già uniti al conflitto regionale tra Teheran e Washington. I ribelli yemeniti non sono ancora entrati formalmente in gioco. Gli Stati Uniti affermano che l'Iran ha fornito agli Houthi armi, finanziamenti e addestramento, pure attraverso proprio Hezbollah. Teheran lo nega.
Trump però non arretra. "Stiamo comandando l'Iran a bacchetta dopo 47 anni", ha affermato. La Repubblica islamica non si fa intimidire e minaccia che se gli Stati Uniti lanciassero un attacco di terra, le forze americane "sarebbero massacrate". Intanto i raid incrociati continuano. "Le forze statunitensi hanno colpito centri di comando iraniani", scrive su X l'esercito statunitense. Missili Usa hanno preso di mira anche aree intorno all'isola di Qeshm. La Repubblica islamica risponde e sferra attacchi contro basi americane in Kuwait, Giordania e Bahrein. Sul fronte libanese, invece, nei colloqui di Roma con Israele sarebbe emersa l'ipotesi dell'impiego di soldati italiani nel Sud per monitorare la smilitarizzazione dell'area e verificare l'assenza di armi e combattenti di Hezbollah. Anche su questo lato qualcosa si muove. Netanyahu ha fatto sapere, però, che non andrà negli Usa la prossima settimana.