Mps respinge l’offerta di Intesa

Scritto il 17/07/2026
da Marcello Astorri

Il cda: "È troppo bassa". E apre a Bpm: "Evita la cessione di filiali"

Dopo un cda fiume, finalmente Mps rompe il silenzio sull'offerta d'Intesa Sanpaolo e la proposta di nozze di Banco Bpm. A mercati chiusi, il gruppo guidato da Luigi Lovaglio ha diffuso una lunga nota che si è concentrata in gran parte sui contenuti dell'Offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata dal collega Carlo Messina. Il primo affondo riguarda il prezzo offerto che offrirebbe un premio (il 12,5% sul valore del titolo Mps del 5 giugno) «inferiore al livello medio di premio osservato in offerte pubbliche volontarie di acquisto e/o scambio comparabili nel settore bancario italiani, pari a circa il 30% rispetto al prezzo ufficiale». Curiosamente, però, Siena ignora che nel frattempo il valore del titolo di Intesa Sanpaolo è aumentato (l'offerta è di 1,6 azioni di Ca' de Sass e 1 euro per ogni titolo Mps) e quindi anche il valore dell'offerta sul piatto è incrementato di 3,5 miliardi e si attesta a 34 miliardi, che poi è di poco inferiore alla capitalizzazione di ieri di Rocca Salimbeni. Secondo Siena, il valore offerto è inferiore di «3,4 miliardi rispetto alla capitalizzazione di mercato (di Mps, ndr) antecedente all'offerta» e terrebbe conto solo di «una quota limitata» delle sinergie prospettate da Intesa. Anche su questo punto, poi, Mps ha una differenza di vedute con il gruppo bancario acquirente: «Il consiglio d'amministrazione ritiene che la dimensione delle sinergie annunciate costituisca uno degli elementi centrali della tesi di creazione di valore e richieda, pertanto, approfondimenti» circa la loro effettiva conseguibilità. Mps avanza poi dubbi sui rischi Antitrust dell'operazione, nonostante l'accordo per cedere 635 filiali in eccesso a Unipol (per la quale viene notato come il compendio da 3-3,5 miliardi che pagherebbe il gruppo guidato da Carlo Cimbri sarebbe inferiore a quello per le banche italiane). Permarrebbero inoltre elementi di «incertezza» legati al processo di valutazione delle autorità per la concorrenza riguardo alla partecipazione di Mediobanca in Generali, in ragione del fatto che Intesa e il Leone hanno quote rilevanti nel comparto assicurazione Vita. Lo spezzatino, con la separazione delle attività e il trasferimento del marchio, potrebbe «sollevare interrogativi circa i benefici per la competitività del sistema bancario». Di contro, il piano di integrazione Mps-Mediobanca fornirebbe una creazione di valore «chiara e sostenibile». Una bordata arriva anche sul fronte del ritorno totale degli azionisti di Intesa che viene calcolato a «circa il 226%», inferiore al «424% delle banche italiane».

Nella parte finale del comunicato, alcune riflessioni sulla proposta di Banco Bpm che pare però essere la preferita. Il cda ritiene meriti «un approfondimento completo e rigoroso», anche perché «prospetta una possibile operazione industriale fondata sulla valorizzazione dell'intero perimetro di Mps e non presuppone la disaggregazione delle attività, della rete distributiva e del marchio della banca». Insomma, un assist in piena regola che suona anche come l'unico modo possibile, almeno sulla carta, per sfuggire alle spire di un concorrente potente come Intesa Sanpaolo.

Tant'è che esulta un portavoce di Banco Bpm che, a commento della risposta del cda del Monte, afferma di prendere atto «con soddisfazione» di quanto «comunicato dal consiglio d'amministrazione di Monte dei Paschi di Siena in relazione alla nostra proposta, a conferma della sua valenza industriale e concretezza. Essa, infatti, è finalizzata a creare valore per gli azionisti di entrambe le banche e a consentire di preservare Mps nella sua interezza, a beneficio dei clienti, dei dipendenti e del territorio».